ARHAT: parola sanscrita che significa “meritevole”. Il termine corrispondente in tibetano è Draciompa che vuol dire “colui che distrugge il nemico”. I nemici distrutti sono le afflizioni. Vicini ai più grandi discepoli del Buddha, gli arhat sono una categoria di santi buddhisti, dei praticanti di grande livello di realizzazione.

AVALOKITESHVARA: è il nome del bodhisattva della compassione. Può manifestarsi sia come divinità di compassione ma fu ancheun monaco, uno dei discepoli del Buddha all’epoca in cui insegnava a Ragiagriha.

BARDO: “stato intermedio” in tibetano. Questo termine, in generale, fa riferimento allo stato intermedio tra la morte e la rinascita, all’esperienza del “continuum” di coscienza nel momento in cui termina una vita e si dirige verso una nuova esistenza.

BHŪMI: “tappa, livello, terra” in sanscrito. Questo termine tecnico è usato quando si parla della via dei bodhisattva. Ci sono in tutto
dieci bhūmi, ognuno dei quali è visto come un livello di realizzazione il cui punto culminante sarà, dopo il decimo, il perfetto risveglio. I nomi di queste dieci terre sono: Gioiosa, Immacolata, Luminosa, Radiosa, Invincibile, Manifesta, Partita lontano, Immutabile, Buona Saggezza, Nuvola di dharma.

BODHI: “risveglio, illuminazione” in sanscrito.

BODHICITTA: “spirito del risveglio” in sanscrito. Si tratta dell’intenzione altruista, della mente decisa a illuminarsi per soccorrere efficacemente la sofferenza degli altri e guidarli verso il risveglio.

BODHISATTVA: “Essere che sta per risvegliarsi” in sanscrito. Un bodhisattva è un essere che si è impegnato a raggiungere il risveglio per essere di beneficio agli altri. Ogni sua azione si basa sull’intenzione altruista (bodhicitta).

DHARMA: questo termine sanscrito non ha una traduzione letterale. In generale, fa riferimento agli insegnamenti del Buddha (quando si dice “prendo rifugio nel dharma”). Dharma può avere otto significati: conoscenza, cammino, risveglio, azione meritoria, vita, dottrine, divinazione (tutto ciò che predice il futuro) o scuola religiosa.

DHARMAKĀYA: vedi kaya

GRANDE VEICOLO: vedi Mahāyāna

KARMAN: “azione” in sanscrito. Forma abbreviata dell’espressione karman pali che significa “azione e risultato” e si riferisce alla profonda verità della causa e dell’effetto.

KAYA: letteralmente “corpo” in sanscrito. Si dice che ci sono quattro corpi (kaya) del Buddha, ognuno dei quali esprime un aspetto differente del risveglio. Sono classificati secondo il livello di rapporto sottile o grossolano che hanno con la materialità. Il dharmakāya, o corpo della natura della verità, è la vera natura soggiacente a tutti i fenomeni. E’ totalmente immateriale. Il sambhogakāya, o corpo di gioia che realizza tutto, è una forma molto sottile, visibile unicamente dagli esseri di una grandissima realizzazione. E’ un corpo perfetto che manifesta tutti i segni della perfezione e la cui funzione è ditrasmettere gioia e realizzazione agli esseri capaci di percepirla. E’ il sambhogakāya che istruisce i bodhisattva dell’ottavo bumi. Il nirmāņakāya, o corpo che realizza gli auspici, è il corpo fisico che prende un buddha. Mostrandosi grazie alla forza della compassione di questo buddha, è percepito da tutti gli esseri ordinari sotto la forma di un essere ordinario e, come tutti i corpi fisici, è soggetto alla nascita, al declino e alla morte. Infine, c’è lo svabhāvikakāya, o corpoessenziale, che è l’insieme dei tre precedenti.

LHAKTONG: “meditazione della visione superiore” in tibetano. Vipaśyanā in sanscrito. “lhak” significa “supremo” e “tong”(*) vuol dire “esperienza”. Lhaktong è l’esperienza della qualità suprema naturale della mente.

MAHĀBODHISATTVA: vedi bodhisattva.

MAHĀYĀNA: “grande veicolo” in sanscrito. Il mahāyāna è una forma particolare di buddhismo che utilizza la pratica dei mezzi abili (avendo per metodo la grande compassione) e coltiva la saggezzache realizza la vacuità del “sé” e di tutti i fenomeni.

NIRMĀŅAKĀYA: vedi kaya.

NIRVĀŅA: “estinzione” in sanscrito. Lo scopo perfetto della pratica buddhista, l’estinzione di tutta l’ignoranza e di tutto ciò che affligge la mente.

PRATYEKABUDDHA: “realizzato solitario” in sanscrito. I pratyekabuddha sono quegli esseri che hanno raggiunto il risveglio sotto forma umana, ma in un’epoca in cui non ci sono buddha. Durante la loro ultima vita, non hanno un maestro e ottengono il risveglio ricordandosi ciò che avevano già conseguito nelle loro vite passate. In realtà, cento eoni prima del loro risveglio, il loro maestro era un buddha e hanno accumulato del merito aiutando gli esseri per cento eoni. Aiutano gli esseri con l’esempio delle loro realizzazioni.

SAMBHOGAKĀYA: vedi kaya.

SAMSĀRA: “la ruota delle rinascite” in sanscrito. Il samsāra è il ciclo senza fine della rinascita caratterizzata dalla sofferenza e dall’illusione. Ignorando le cause della propria sofferenza e ignorando il proprio potenziale per sfuggirle, gli esseri vi sono propulsati dauna vita all’altra a causa della forza del loro karman.

ŚĀKYAMUNI: “il saggio dei Sakya”. Shakya era il nome del clan del principe Siddharta. Realizzatosi e diventato il Buddha, fu chiamato sākyamuni, il Saggio dei Sakya.

ŚHAMATHA: “calma stabile” in sanscrito. Shiné in tibetano. E’ una forma di meditazione insegnata dal Buddha, per addestrare i discepoli a calmare e pacificare la mente.

SUTRA: tutti gli insegnamenti diretti del Buddha Śākyamuni si trovano nei Sutra. Questi contengono le principali dottrine del buddhismo.

SVABHĀVIKAKĀYA: vedi kaya.

TANTRA: “continuità”. E’ la continuità di potenziale realizzato che tutti possediamo. Gli insegnamenti del tantra si focalizzano sul modo di trasformare il proprio corpo, la propria parola e la propria mente, nel corpo, parola e mente della divinità. Si tratta di un metodo particolare per raggiungere il risveglio.

TONGLEN: “dare e prendere” in tibetano. La profonda meditazione che consiste nel dare agli altri tutte le nostre buone qualità e a prendere su di noi tutta la loro sofferenza.

VIPASHAYANA: vedi lhaktong.

YOGA: “unione” in sanscrito. Nelgior in tibetano. Fa riferimento a tutte le pratiche che uniscono la mente alla saggezza innata. “Nel” è la natura realizzata originale della mente, il dharmakāya o natura di verità. “Gior” è un verbo che significa “raggiungere” o “arrivare”. “Nelgior” significa dunque: raggiungere la natura originale della mente.